S t u d y A r c h i t e c t u r e

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         © Dott. Arch. Designer Bonarrigo 

  • Corso Vittorio Emanuele
  • 20152 Milano (MI)
  • Italy

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Pink Floid – Another Brick In The Wall

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Corso Vittorio Emanuele ≈ 20152 ≈ Milano ≈ Italy 

FARE IL MURATORE

Qualcuno, addirittura, si è costruito la casa da sè, utilizzando i vari manuali del muratore e seguendo i disegni costruttivi di abitazioni unifamiliari che riviste specializzate offrono ai propri lettori. Senza voler arrivare a un lavoro tanto impegnativo, il sapere fare il muratore, quando occorre, oltre a essere utile, è certamente anche di grande soddisfazione. Nella casa di campagna sono tanti i avori che richiedono in continuazione l’intervento di qualcuno che sappia manovrare mazza e scalpello: erigere un muretto di separazione, costruire un camino all’aperto, realizzare una vasca che può servire per i pesci rossi o per far divertire i bambini. Qui c’è l’elenco di tutto quanto occorre per fare da sè i lavori in muratura: si può iniziare con l’indispensabile saggiando le proprie capacità, l’interesse e il piacere che può derivare da un ruvido lavoro manuale così lontano da quello che impegna quotidianamente il manager.

ATTREZZI

Mazza e mazzuola.

La mazza è un martello pesante con il manico piuttosto lungo (circa 80 centimetri). Si usa per battere lo scalpello, quando si eseguono lavori di demolizione o scavi, se il materiale è duro e resistente, oppure anche da sola. La mazzuola è molto più piccola e maneggevole della mazza, e ha un manico notevolmente più corto. Non pesa più di due chilogrammi e generalmente è a testa squadrata sui due lati. È utile per eseguire demolizioni piccole o medie (usata con lo scalpello), aprire fori nelle murature, tagliare materiali consistenti e altri lavori di questo genere.

Piccone.

Ne esistono di diversi tipi. I più comuni hanno i due lati a punte aguzze, oppure uno a punta aguzza e l’altro piatto e tagliente. Quest’ultimo è il più usato dai muratori perchè permette di variare l’effetto del colpo secondo le esigenze. I picconi servono soprattutto per eseguire scavi o per demolire pavimenti e sottofondi.

Martello e martellina.

Se ne trovano di tutte le misure, per usi generici o specifici. Dovendo attrezzarsi per lavori in muratura, è utile un comune martello da muratore che pesi 500-600 grammi; serve per eseguire piccole operazioni come scalpellare, rompere, piantare cunei, spianare metalli. È bene munirsi anche di un martello da carpentiere del peso di 400-500 grammi. La martellina è un attrezzo tipico da muratore e può avere forme diverse. Quella più usata ha da una parte, la testa simile a quella del martello, e dall’altra la cosiddetta penna piana, cioè una specie di lama tagliente. Un altro tipo di martellina molto comune è quello a forma di piccolo piccone, cioè a punta a penna. Le martelline servono per quasi tutti i lavori come, ad esempio, piccole demolizioni, tagliare o rifilare mattoni e tavelle, scrostare intonaci e così via.

Punta e scalpello.

Sono attrezzi generalmente in acciaio a sezione tonda oppure ottagonale e lunghi da 20 a 60 centimetri. Terminano a punta oppure a taglio e servono, con l’aiuto di mazza o martello, per aprire fori nelle murature o altri lavori simili. Quando si deve forare un materiale molto duro, occorre usare una punta particolarmente robusta. Lo scalpello a taglio largo è utilizzato per tagliare mattoni e lastre di pietra. È consigliabile impugnarli saldamente perchè, sotto l’effetto dei colpi, possono sfuggire di mano: devono essere tenuti piuttosto inclinati rispetto al piano che si vuole forare, portando i colpi lungo l’asse dell’attrezzo. È buona regola, prima di iniziare con un colpo forte, saggiare il materiale (e la posizione dell’attrezzo), con un colpo leggero.

Cazzuola.

È un attrezzo indispensabile per chi esegue lavori in muratura. Si tratta di una speciale paletta in acciaio con il manico angolato e serve per prelevare la malta e applicarla dove occorre, oppure per preparare piccole quantità di impasto. Secondo il lavoro che si deve eseguire è necessaria una specifica cazzuola. Per costruire murature si usa ad esempio la cazzuola a punta tonda che è più adatta per far penetrare la malta negli spazi che devono essere riempiti. Il tipo a punta mozza o quadra è indicato invece per gli intonaci, perchè permette di prelevare una maggiore quantità di malta in modo da far procedere il lavoro più speditamente. Per le rifiniture occorre usare il cazzuolino (a punta stretta o tonda) che facilita la penetrazione della malta anche nei punti più difficili.

Taloscia, sparviere e frattazzo.

La taloscia è simile al frattazzo, ma di forma meno allungata. Sono tutti in legno o in plastica, di forma rettangolare con manico sul rovescio per l’impugnatura, e vengono usati per la lisciatura di rivestimenti. Lo sparviero è un’assicella di legno con il manico diritto e misura di solito 30×30 o 40×40 centimetri. Serve a sostenere la quantità di malta necessaria per l’esecuzione di intonaci. Il frattazzo ha forma rettangolare piuttosto allungata e si trova in varie misure. Le dimensioni più comuni sono di 10×20 e 15×45 centimetri e serve per pressare e spianare la malta precedentemente stesa su pareti, soffitti e sottofondi di pavimenti. Può essere in legno stagionato, in plastica o in acciaio; quello in acciaio è usato soprattutto per lavori di stuccatura e gesso. Il frattazzino è, come dice il nome, più piccolo del precedente (10×10 o 15×15 centimetri) ed è impiegato per eseguire l’ultimo strato degli intonaci civili, la cosiddetta stabilitura. La superficie dell’intonaco viene spruzzata d’acqua servendosi di un pennello e quindi lisciata con il frattazzino. Esiste un tipo di frattazzino in plastica munito di spugna che serve per spruzzare l’acqua sull’intonaco evitando così l’uso del pennello.

Badile.

È formato da una pala montata su un lungo manico. La pala può essere sia in acciaio sia in ferro acciaiato e forgiato, o anche in lamiera stampata, meno resistente. Il badile serve per scavare terreno di poca resistenza e per trasferire a breve distanza o caricare su mezzi di trasporto terreno o materiale di demolizione. Il badile va impugnato correttamente, altrimenti l’uso risulta faticoso: con una mano si impugna il manico il più vicino possibile alla pala, e con l’altra mano lo si afferra quasi all’estremità.

Secchio e conca.

Il secchio può essere in ferro o in plastica: quello in plastica, più leggero anche se meno resistente, è preferíbile quando i lavori sono di modesta entità. La conca è un contenitore di forma larga e bassa e si usa per riporre o preparare le malte. I tipi in ferro o in plastica sono i più indicati quando si devono eseguire impasti a base di cemento o calce; quelli in legno vanno bene per gli impasti a base di gesso.

Setaccio.

Si trova in legno o in ferro: di solito ha il fondello intercambiabile, in modo da poter inserire reti a maglia di diverse grandezze, secondo le necessità. Serve per vagliare i vari materiali in modo da separare le diverse dimensioni di granuli. È usato per la sabbia e per la malta da intonaci quando si vuole ricavare la colla di malta per l’ultimo strato dell’intonaco civile. Un attrezzo che ha all’incirca la funzione del setaccio è il forcone per ghiaia: lo si adopera per prelevare la ghiaia separatamente da terra o sabbia. Il forcone è anche utile per mischiare a secco i vari componenti degli impasti.

Pinza, tenaglia e cesoia.

La pinza e la tenaglia, pur non essendo attrezzi specifici per i lavori di muratura, sono spesso necessari per le varie opere di carpenteria collegate con i lavori in muratura. Sono indispensabili per la riparazione di elementi in legno, come serramenti o intelaiature. La pinza combinata è la più utile perchè serve a diversi scopi: serve per tenere saldamente oggetti da lavorare, per curvare lamiere, per stringere e spezzare fili di ferro, per sostenere o estrarre chiodi. La tenaglia da falegname è utile per togliere dal legno chiodi o altre parti metalliche; la tenaglia da ferraiolo, che ha ganasce più piccole e bracci più lunghi, è più indicata per piegare e tagliare lamiere, filo di ferro o chiodi. La cesoia serve per tagliare il ferro. Non è comunque indispensabile perchè i lavori per cui vengono usate si possono compiere anche con una normale tenaglia oppure con scalpello e martello. Il tipo più comune ha l’aspetto di una grossa forbice: quella per reti metalliche riesce a tranciare fili di ferro di notevole diametro; quella da lattoniere permette di tagliare lamiere di una certa consistenza (8-10 decimi di millimetro). Con la cesoia a leva si possono tagliare tondini di qualsiasi diametro.

Carriola.

La carriola può essere in ferro o in plastica con ruota pneumatica o semipneumatica. Con la carriola si trasporta agevolmente qualunque materiale sciolto o di limitate dimensioni, come mattoni o piastrelle. Conoscendo la capienza (di solito sono di 50 o di 70 litri) può servire anche per dosare gli impasti.

Piastra piegaferri.

È uno strumento munito di tre grossi elementi cilindrici sporgenti: il tondino viene fatto passare attraverso due di essi in modo che resti ben trattenuto e poi viene piegato intorno al terzo, con l’aiuto di uno speciale attrezzo chiamato mordiglione. Per piegare tondini che hanno diametro non superiore agli otto millimetri, è comunque sufficiente piantare su un’asse robusta tre grossi chiodi alla distanza di circa 15 centimetri uno dall’altro e usare come mordiglione la pinza o la tenaglia (se il tondino da piegare ha una lunghezza limitata, i chiodi devono essere piantati più ravvicinati).

Funi.

Le funi sono il mezzo più semplice per sollevare o far discendere pesi modesti. Per i sollevamento a mano bastano le corde in canapa che sono vendute in rotoli di varia lunghezza con un diametro da 8 a 30 millimetri. Una buona corda deve essere resistente ma anche flessibile, caratteristica che dipende sia dal materiale sia dal numero degli elementi (cordoli) che compongono la treccia. Perchè la corda si mantenga a lungo in buono stato, bisogna appenderla arrotolata in un posto asciutto.

Filo a piombo.

Il filo a piombo è uno strumento molto semplice, indispensabile per verificare e individuare in ogni punto la verticale. Di solito è formato da un piccolo cilindro in ferro o in ottone a punta, attaccato a una funicella. Tenendo la fune per l’estremità libera, questa si dispone in perfetta verticale sotto l’effetto del peso.

Sega.

La sega serve per tagliare legname di qualsiasi tipo. Di questo strumento se ne è parlato diffusamente nel capitolo “Lavorare il legno”, tuttavia diamo qui un breve riassunto. La sega da carpentiere, formata da una struttura in legno con una lama dentata piuttosto stretta e a inclinazione regolabile, permette di ottenere tagli di una certa precisione. Il segaccio (detto anche saracco) è più che sufficiente per lavori che non richiedono grande impegno. L’impiego della sega nei lavori di muratura non richiede tecniche particolari. Si ricorda solo che deve essere usata a strappo, cioè tirandola verso di sè, tenendo la lama perpendicolare alla superficie da segare. Per mantenere l’allineamento, soprattutto quando i tagli sono molto lunghi, conviene partire con il filo della lama in posizione quasi orizzontale.

Tagliavetro.

È un piccolo attrezzo indispensabile per eseguire tagli netti su lastre di vetro di qualsiasi spessore. Il modello di tagliavetro più diffuso ha all’estremità una rotella di materiale abrasivo durissimo che consente di incidere il vetro e tagliarlo senza difficoltà, guidandosi con una riga in ferro. Per eseguire un buon lavoro è necessario che la rotella sia in buone condizioni; va quindi sostituita appena perde il suo potere abrasivo. I tipi più nuovi hanno sei rotelline intercambiabili montate su un disco girevole. I vetrai usano un tagliavetro a punta di diamante che dà una migliore resa ma è anche molto più costoso.

Tagliapiastrelle.

È un attrezzo con una acuminata punta al widia, capace di intaccare, senza scheggiarlo, lo smalto vetrificato delle piastrelle in ceramica. Si usa come il tagliavetro, cioè passandolo sulla superficie, esattamente sulla linea di taglio, fino a oltrepassare lo spessore dello smalto. È uno strumento adatto per i piccoli lavori del fai da te: nei cantieri edili si usano speciali taglierine a leva.

Leva.

La leva è uno strumento antico e conosciutissimo. Consiste in una robusta spranga che si inserisce, a una estremità, sotto al blocco da sollevare. Agendo sull’estremità opposta con un movimento verso il basso imperniato su di un sostegno centrale (fulcro), è possibile sollevare grossi pesi di quel tanto che basta per avvolgerli con funi, o inserire cilindri di scorrimento per spostarli.

Livere o palanchino.

È una leva d’acciaio lunga da 1,20 a 1,60 metri con un’estremità ingrossata e ricurva, a forma d’unghia, che facilita l’inserimento sotto il blocco da smuovere.

Carrucola.

È una ruota scanalata che gira intorno a un asse fissato a una staffa di sostegno. Il gancio solidale alla staffa serve per fissare la carrucola a un qualsiasi supporto adatto.
Quando occorre sollevare un carico, si fa passare dentro la scanalatura della carrucola una corda robusta di diametro indicato per quella scanalatura, si fissa a un capo il carico mentre dall’altro si tira a forza di braccia. Lo sforzo è identico a quello che si fa usando una semplice fune, ma il sollevamento è più agevole poichè è possibile effettuarlo sia dal basso sia dall’alto.

Impastatrice.

Detta anche betoniera, è utile quando si devono eseguire lavori di una certa rilevanza che richiedono la preparazione di una notevole quantità di malta o calcestruzzo per l’esecuzione di intonaci, sottofondi di pavimenti, gettate di calcestruzzo. Le piccole impastatrici permettono di preparare impasti in quantità più o meno ridotte (il massimo sono due metri cubi all’ora). È formata da un contenitore ribaltabile con un piccolo motore elettrico (si può collegare alla normale rete domestica) che fa ruotare il contenitore e contemporaneamente le pale mescolatrici all’interno. Il tutto è fissato su una struttura in ferro con ruote gommate. Il contenitore ribaltabile agevola le operazioni di carico e scarico: l’impasto pronto viene versato direttamente nella conca da dove lo si preleva poi per l’impiego.

Intonacatrice.

È un attrezzo molto utile per stendere a spruzzo gli intonaci. Si tratta di una scatola metallica aperta su un lato e munita di una impugnatura: all’interno c’è un tamburo cilindrico ruotante, azionato da una manovella, al quale sono applicate lamelle molto elastiche disposte a pettine. Mettendo nella macchina una certa quantità di malta per intonaci e girando la manovella, le lamelle compiono un movimento a scatto lanciando energicamente la malta contro la parete da intonacare. Il rivestimento che si ottiene risulta spruzzato in modo uniforme e regolare. Lo spessore definitivo dell’intonaco dipende dalla velocità con cui la manovella è azionata e dalla distanza tra la macchina e la parete.

Pestello e mazzeranga.

Il pestello si usa per comprimere il calcestruzzo durante il getto; la mazzeranga per battere il terreno su cui poggeranno le fondamenta.

Qualsiasi lavoro occorre eseguire nel campo delle costruzioni, richiede inevitabilmente misurazioni e tracciati. Le imprese usano strumenti costosi, alcuni anche molto complicati e che necessitano per l’uso un’esperienza specifica; per i lavori di piccola entità bastano comunque pochi attrezzi.

Metro e doppio metro.

Pieghevoli, sono suddivisi rispettivamente in cinque e dieci parti di 20 centimetri ciascuna che si ripiegano una sull’altra. I più comuni sono quelli in legno, ma ne esistono anche in materiale plastico e in alluminio. Quando si usano, nello svolgerli, occorre badare a non sforzare le molle in corrispondenza degli snodi, altrimenti le asticelle si potrebbero spezzare, soprattutto nei tipi in legno.

Metro a nastro metallico (o doppio metro).

È meno ingombrante perchè normalmente resta avvolto in un suo piccolo contenitore quadrato o circolare, dal quale lo si estrae per quel tanto che occorre. Dopo l’uso lo si riavvolge a scatto. Data la sua flessibilità il metro metallico non è però comodo per le misurazioni in senso verticale.

Rotella metrica.

È utile quando occorre misurare lunghi tratti in una volta sola: è formata da un nastro lungo 10 o 20 metri, in nailon o in tela rinforzata, avvolto in un astuccio. Dopo l’uso si riavvolge velocemente mediante una piccola manovella.

Livello a bolla d’aria.

È uno strumento che si usa per verificare l’orizzontalità di rette o piani: consiste in un tubicino in vetro o plastica, un poco ricurvo, che contiene un liquido in cui è stata appositaniente lasciata una bolla d’aria. Il livello è sempre montato su un regolo di legno o alluminio lungo circa 30 o 40 centimctri. Sullo stesso regolo possono essere montati anche due o tre livelli in posizione tale che è possibile individuare anche la direzione verticale e quella a 45 gradi. Quando si dà al livello una certa direzione, la bolla si sposta nella parte più alta: il livello è in posizione orizzontale quando la bolla si trova esattamente nella metà del tubo che è sempre contrassegnata in modo da essere subito individuata. Quando occorre verificare l’orizzontalità di lunghi tratti si appoggia lo strumento su una tavoletta diritta, lunga quanto basta. Per sincerarsi se un piano è orizzontale si deve ripetere l’operazione lungo il perimetro e le diagonali.

Regolo o stagge.

Sono aste di varia lunghezza in legno duro o alluminio, di sezione costante e regolare, ben rifinite e indeformabili. Servono per spianare la malta sulle pareti prima che vengano intonacate, come guida per la formazione di spigoli, per livellare sottofondi e pavimenti e come appoggio nelle operazioni di tracciamento.

Matita da muratore.

Grazie alla sua particolare forma è molto resistente; la mina piatta permette inoltre di tracciare segni sottili anche dopo essere stata usata su materiali ruvidi.

ACCORGIMENTI

  • Prima di fare gli acquisti, occorre valutare bene i lavori che si intendono esegtiire. È bene iniziare sempre da piccoli interventi e poi, se la riuscita è buona, passare a lavori più impegnativi.
  • Alcuni attrezzi sono comuni a diverse mansioni: attenzione quindi a non acquistare doppioni.
  • Per quanto riguarda le corde bisogna sincerarsi che queste siano in grado di reggere i pesi che si intendono sollevare, cioè che abbiano un diametro sufficiente senza punti indeboliti.
  • Se una corda appare troppo sottile si può usarla in doppio.
  • Quando una corda viene annodata a un’altra, i nodi devono essere fatti in modo che non si sciolgano sotto trazione.
  • Due corde annodate hanno una resistenza inferiore a quella di una corda continua dello stesso diametro. I nodi eseguiti comunemente dai muratori sono: il laccio del muratore, il laccio del boia, il laccio quadro.
  • Nell’uso del filo a piombo, per controllare se una struttura è perfettamente in linea, si deve far riferimento a una retta (spigolo o altro) che si presume verticale. Il filo a piombo va tenuto ben fermo e quasi aderente alla struttura. Prima di controllare la verticalità bisogna attendere che il filo a piombo sia immobile.

MATERIALI

Malte semplici.

Si ottengono mescolando un legante con l’acqua e sono di due tipi: impasto di gesso e di cemento.

  1. Impasto di gesso. Viene utilizzato molto spesso, specialmente nella rifinitura degli ambienti. L’impasto di gesso va preparato in piccole quantità perchè lo si possa utilizzare prima che asciughi, cosa che avviene abbastanza in fretta. Per fare l’impasto di gesso sono sufficienti una conca in legno (sul legno il gesso non ha molta aderenza) e una cazzuola a punta quadra per rimestare. Il gesso comune va impastato con una uguale quantità d’acqua (un secchio d’acqua ogni secchio di gesso), il gesso a presa lenta con un uguale peso d’acqua (un litro d’acqua ogni chilo di gesso). Il procedimento è il seguente: si versa nella conca l’acqua e poi si sparge a pioggia il gesso. Quando l’acqua ha assorbito tutto il gesso, si inizia a rimestare finchè si ottiene un impasto omogeneo. Si lascia riposare l’impasto per qualche minuto perchè raggiunga la giusta consistenza. Attenzione a non aggiungere mai acqua all’impasto dopo l’inizio della presa, perchè ne verrebbe compromessa la resistenza. L’impasto di gesso aderisce bene sia alle pietre che ai laterizi sia alle superfici in ferro: queste ultime devono prima essere protette con una buona vernice antiruggine, poichè il gesso favorisce l’ossidazione. Attenzione però a non usare mai l’impasto di gesso su superfici esterne o a diretto contatto con il terreno perchè teme molto l’umidità. Non va usato neppure in ambienti troppo caldi dove è facile che si formi umidità di condensa, nè in strutture sottoposte a notevoli sforzi data la sua scarsa consistenza meccanica.
  2. Impasto di cemento. Si utilizza per piccoli lavori che ne richiedono quantitativi limitati. Di solito si usa cemento a presa rapida (occorre circa mezz’ora). È necessaria una conca in metallo o plastica (perchè il cemento sottrae acqua al legno deteriorandolo) e una cazzuola. Si versa nella conca una certa quantità di cemento e poi l’acqua in varie riprese, rimestando sempre con la cazzuola fino a quando si ottiene la consistenza voluta. Il cemento inizia la presa dopo circa 30 minuti dall’impasto e la termina dopo dieci-dodici ore. Quindi l’impasto può essere dosato per tentativi, aggiungendo piccole quantità di cemento o d’acqua a seconda della densità che si vuole ottenere.

Malte composte.

Si ottengono con uno o più leganti (calce aerea, calce idraulica, cemento) mescolati con sabbia e impastati con la quantità d’acqua necessaria. La scelta del legante dipende dall’uso che si deve fare della malta composta. Per esempio, le malte di calce aerea fanno presa solo all’aria e non possono essere impiegate in strutture a contatto con l’umidità, come per esempio le fondazioni. Le malte di calce idraulica sono poco resistenti e si usano per opere di piccola portata. Le malte che utilizzano più leganti (in genere due), si chiamano malte bastarde: hanno caratteristiche intermedie a quelle che si otterrebbero da ciascun legante usato separatamente. La sabbia che va messa nell’impasto deve essere viva e granulosa secondo quanto richiede il lavoro che si vuole eseguire: fino a 1 millimetro per gli intonaci e a 3 millimetri per le malte da muratura. Per piccole quantità sono sufficienti una conca di metallo o di plastica e una cazzuola, mentre per quantità maggiori è bene preparare l’impasto su un fondo di cemento o meglio ancora su un assito.
Nella composizione delle malte il legante ha il compito fondamentale di saldare fra loro i granuli di sabbia. Per dosaggio normale si intende quello in cui il volume del legante corrisponde, in teoria, al volume dei vuoti esistenti fra un granulo di sabbia e l’altro. Si hanno invece malte grasse o malte magre quando il legante viene usato in eccesso o in difetto rispetto al dosaggio normale; la quantità d’acqua poi, non deve essere eccessiva altrimenti si peggiora la qualità della malta. I tipi di malta più comuni si ottengono seguendo la tabella riprodotta.

Tipi di malte (composizione) per murature per intonaci e finiture
magra grassa rustico stabilitura
quantità parti quantità parti quantità parti quantità parti
malta di calce aerea (grassello)* grassello (mc) 0,33 1 0,40 1 0,66 1 1,00 1
sabbia (mc) 1,00 3 1,00 2,5 1,00 1,5 1,00 1
acqua (l) 200   220   230   250  
malta di calce idraulica calce idr. (kg) 300 1 400 1 500 1 600/700 1
sabbia (mc) 1,00 4 1,00 3 1,00 2,5 1,00 2
acqua (l) 200   220   230   260  
malta di cemento (tipo R/325) cemento (kg) 300 1 400 1 500 1 600 1
sabbia (mc) 1,00 4,5 1,00 3,1/4 1,00 2,3/4 1,00 2,5
acqua (l) 250   270   280   300  
malte bastarde si ottengono mescolando ai tipi sopra descritti (escluse ovviamente le malte con cemento) ql 1 di cemento tipo R/325 in sostituzione di una pari quantità di malta.
* Si usa solo per opere esposte all’aria

In commercio esistono miscele già pronte di sabbia e legante dosate in modo tale che, aggiungendo la quantità d’acqua necessaria, si ottengono i vari tipi di malte di uso più comune. Sono convenienti se si devono eseguire piccoli lavori perché evitano la difficoltà del trasporto della sabbia e della miscelazione dei componenti.
Ecco come si procede per la preparazione della malta: si mette la sabbia nella conca o sull’assito che si sarà precedentemente preparato e, se è il caso, la si passa prima al setaccio. Si aggiunge il legante e si mescola a secco accuratamente fino a ottenere un miscuglio omogeneo e lo si dispone in un cumulo a forma di conca. A questo punto si versa l’acqua nella conca e con il badile si fa scivolare la miscela verso il fondo. La malta è pronta quando è uniforme.

Calcestruzzo.

Il calcestruzzo è un insieme di cemento, sabbia e ghiaia mescolati e impastati con l’acqua. La qualità e la proporzione dei componenti sono molto importanti se si vuole ottenere un lavoro soddisfacente. Il cemento che si usa per le opere più comuni in calcestruzzo è quello a presa lenta (tipo Portland). La ghiaia o il pietrisco (i cosiddetti inerti) devono provenire da rocce dure, non avere impurità e avere una giusta granulometria (misura dei granuli).
Di solito il calcestruzzo non lo si prepara in piccole quantità. Infatti, per eseguire un solo metro quadrato di muretto dello spessore di 20 centimetri, con la relativa fondazione, occorre circa mezzo metro cubo di calcestruzzo. È qui che diventa utile una piccola impastatrice o betoniera. Se si decide di impastare a mano valgono gli attrezzi già elencati per le malte. È però utile l’acquisto di un rastrello o di un raffio curvo (specie di rastrello dai denti curvi) che servre per miscelare a secco sabbia e ghiaia.
Queste sono le proporzioni per preparare il calcestruzzo normale: 300 chilogrammi di cemento, 0,800 metri cubi di ghiaia, 0,400 metri cubi di sabbia e 120 litri d’acqua. Diminuendo la quantità di cemento si ha il calcestruzzo magro, aumentandola, il calcestruzzo grasso. Per i lavori più comuni in calcestruzzo si può fare riferimento alla seguente tabella.

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Tipi di calcestruzzo cemento (kg) sabbia (mc) ghiaia (mc) acqua (l)
quantità parti quantità parti quantità parti quantità parti
Magrone (per lavori comuni senza funzioni statiche) 150-200 1 0,400 3 0,800 5 120-140 3/4-1
Calcestruzzi magro (anche leggermente armato) 200-250 1 0,400 2,5 0,800 4,5 100-120 2/3
Calcestruzzo normale (generalmente armato) 300 1 0,400 2
S t u d y A r c h i t e c t u r eultima modifica: 2008-07-02T21:35:00+00:00da bonarrigo
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